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Storia di Minervino Murge

libro1Porta con te la Storia di Minervino Murge, la citta’ più alta della Murge Pugliese 1945 – Repubblica Rossa (maggio-settembre) svincolata dal reggimento S. Marco 2005 – Ipogei Carsici, sono stati scoperti e presto saranno aperti al pubblico. Queste ed altre importanti storie di vita sono raccontate.

Quel piccolo albergo sulla riva del lago

C’è di tutto nell’Helvetia, uno sfaccettato microcosmo più che un piccolo hotel. C’è chi scende e chi sale i gradini, chi si lamenta per un caffè venuto male o per le pareti delle camere, talmente sottili da lasciar trapelare qualsiasi cosa. Anche un sospiro, un segreto o una bugia di convenienza inventata per salvare borghesi apparenze. Ma più di ogni altra cosa, c’è un’umanità ferita nelle stanze dell’”Hotel Helvetia”; uomini e donne reduci dalle atrocità del secondo conflitto mondiale, una pattuglia di espatriati e lunatici, malinconici scarti della Storia immersi nella paura, nella diffidenza, nell’incertezza del domani che verrà. Con lo spauracchio di un terribile nemico alle porte – i comunisti russi – perché la Seconda Guerra Mondiale è finita, ma un’altra guerra “fredda” è iniziata ancora più terribile e logorante. Nel

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limbo di un Paese neutrale, mentre il mondo attende che vincitori e vinti definiscano rapporti e nuovi confini, i clienti dell’albergo vagano come sospesi mettendo in scena un carosello di ritratti senza censure. Madame Bonnard, direttrice e proprietaria dell’hotel situato sulle rive del lago Lemano (lago di Ginevra), si siede davanti al lettore con in mano una tazza di tè, e descrive con maestria e cinismo spietato i tic, le manie, le nevrosi e le storie dei suoi ospiti, personaggi a volte grotteschi, maschere melanconiche e spesso disperate, specchio di una società fortemente in crisi. Che non esita a stigmatizzare l’altro, a guardare con silenzioso disprezzo la ballerina di colore che siede al tavolo accanto, a biasimare l’inconsistenza del popolo svizzero o la decadenza e la spocchia dei cittadini britannici. Un romanzo delizioso, comico e crudele “Il piccolo hotel” di Christina Stead (Adelphi, 18,00 euro), che rappresenta senza ipocrisie i tratti amari dei plumbei anni del secondo dopoguerra europeo. (Silvia Santori)

Claudio Nobbio, gli spaghetti e la storia

libro3“Portare a bollore abbondante acqua per cuocere la pasta. Tagliate i pomodorini in due, accomodateli in una pirofila, aggiungere sale, pepe, origano, l’olio, e mettere in forno preriscaldato per 15 minuti circa. Nel frattempo cuocere gli spaghetti. Togliete la teglia del forno, aggiungete dell’altro olio e il pecorino. Scolate la pasta al dente, versatela nella pirofila, mescolate energicamente e servire subito”.
Questa è la ricetta degli Spaghetti con i pomodorini di Pachino e pecorino, inserita a pagina 26 della nuova fatica letteraria di Claudio Nobbio, con i disegni del famoso Sergio Staino, pubblicato dall’editore palermitano Dario Flaccovio che potrete trovare nelle librerie.
Claudio, si sa, è un eclettico: scrittore, poeta, direttore d’albergo, giornalista, giramondo e quant’altro. Si tratta di un libro gaio, con numerose vignette di Staino, con una breve storia degli spaghetti e con numerose ricette che potrete utilizzare sia a casa, sia nel vostro ristorante. Il libro, che non costa molto, ha una bella copertina, sempre con disegni di Staino.
A parte gli aspetti di cucina, il testo propone diverse annotazioni storiche, come – per esempio – il fatto che gli spaghetti sono apparsi per la prima volta a Palermo, per interesse del geografo arabo Al-Idrisi (itriya, denominazione con la quale ancora oggi si suole indicare la pasta lunga), che si propagò in Liguria attraverso il Mezzogiorno, anche – se come dice l’autore – sono i napoletani che valorizzeranno successivamente e definitivamente il ruolo della pasta.
Non è un caso, quindi, che il ligure Nobbio scrive un testo carico di simpatia sugli spaghetti e che a pubblicarlo è un editore di Palermo, quasi una sorta di nemesi storica. Nel libro si trovano molti spunti interessanti che non anticipiamo per non rubare il piacere di leggerlo.