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Iside, la divinità che allatta

Quanto è successo, quest’estate, in una località turistica italiana, laddove una cardiologa di Bergamo è stata allontanata dal ristorante di un albergo, giacché svezzava, che ha scatenato pesanti interventi critici sui maggiori quotidiani italiani e che ci ha visto coinvolti, positivamente, sui Raiunomattina-Estate, in un sereno confronto fra l’onorevole Alessandra Mussolini e il nostro segretario generale, Leonardo Donati, con l’ADA reale protagonista nel sociale e nella televisione pubblica, con risultati veramente eccezionali, anche per l’equilibrio e la bravura del nostro rappresentante, porta a considerare come la nostra associazione sia stata chiamata a confrontarsi su un delicato tema esploso in modo virulento, che necessariamente ci rimanda al
mito di Iside, la divinità che allatta e ai numerosi dipinti che ritraggono la Vergine Maria in affreschi con il proprio figlio esposti nelle Chiese o nei Musei più importanti.

Il mito di Iside, in questa fase, piace riproporlo come elemento di supporto storico, culturale e come valore etico, dal momento che s’inserisce nella serie delle grandi Madri della natura come Dea della Maternità e della Fertilità.
La narrazione fantastica ci tramanda l’idea che Iside è generata da Nuth, dea del Cielo e da Geb, dio della terra, con il suo gemello Osiride, che poi sposa, mettendo al mondo un’altra coppia di gemelli Seth e Nephtys. Seth, tuttavia, uccide Osiride per gelosia, anticipando l’altro mito, Edipo ma Iside dopo molte ricerche nel Nilo ricompone i pezzi del proprio congiunto, sia pure per il poco tempo che serve per generare Horus. Il mito, se ben compreso, va oltre il semplice racconto immaginario, poiché ci fa comprendere l’importanza della fecondità e, dunque, della maternità come momento sublime di vitale importanza per la sopravvivenza dell’uomo, senza la quale, questi, non esisterebbe.
Opportuno ricordare come il culto di Iside si diffuse in tutto il Mediterraneo per migliaia di anni, relazionandosi al carattere misterico con il mondo oltre la terra, al punto che il figlio Horus era raffigurato con il dito sulla bocca, quasi a simboleggiare il silenzio della propria divinità; ma andando avanti, Iside la ritroviamo in tempi successivi, come Atena nell’Attica, Venere per i Ciprioti, Artemide per i Cretesi, Proserpina per i Siculi, Cerere per gli abitanti di Eleusi, e cosi via: Giunone, Bellona, Ecate.
Se riflettiamo, in fondo, c’è un filo conduttore che, dall’antico Egitto, passando per l’assimilazione di Demetra, come Dea del Grano, di inseminazione quindi, riporta il tema principale delle diverse religioni, sino al Cristianesimo, laddove rinvengono tracce del culto del Mito di Iside e delle sue trasformazioni nella devozione per Maria, per mezzo dell’icona che allatta e che simboleggia la vita. Non a caso Demetra era chiamata “la nera”, come Iside, essendo, nel mondo antico, il colore scuro, richiamo di fertilità e che trova ulteriori tracce nelle Madonne nere in Europa, e non solo, dal momento che vi è un collegamento fra Iside (Isidis Navigium, festa che cadeva il 5 marzo per la ripresa della navigazione), come Dea del Mare, tradizione marinara che, in altra epoca, è ripresa per Maria. L’aspetto più interessante è il collegamento fra Iside (madre) che allatta Horus e Maria (madre) che dà il latte a Gesù, e che, non perdendosi nella notte del tempo, rinsalda il grande legame fra la madre e il figlio, rappresentato dal Dio bambino, apparendo chiara la condivisione d’immanenza che il messaggio propone.
Tornando ai giorni nostri, la lettera della signora che dava il latte alla propria bambina di 5 mesi, allontanata dal ristorante, inviata al Corriere della Sera, sostanzialmente riferisce di averlo fatto in modo discreto, trattandosi di un’infante che piangeva, ma che la seconda sera – sempre secondo quanto lei riferisce – in modo preventivo il Maître d’Hôtel la invitava a nutrire altrove. La signora, concludendo, scrive con amarezza che “oggi gli alberghi aprono sempre di più le porte ai gatti e ai cani, segno – sia chiaro di grande civiltà – ma non si capisce perché l’atto di allattare sia considerato un segno disdicevole”.
Sull’argomento è intervenuto il Sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, definendo l’episodio “grave e inammissibile”, segnalando il caso alle autorità regionali competenti di quella regione. L’accaduto assume i risvolti di un caso delicato, considerando che – in generale – ormai molti alberghi sono dotati di nursery, pur non escludendo che, all’improvviso, come pare sia accaduto, una mamma debba allattare mentre, insieme alla propria famiglia pranza in ristorante; e allora la questione assume i contorni di un episodio che richiede attenzione sotto il profilo giuridico, ma anche una sensibilità particolare dal punto di vista sociale e dell’ospitalità, non potendo, un caso di questo genere, essere trattato alla stregua del cartello “vietato fumare”, peraltro esposto in virtù di una legge.
La legislazione, nello specifico, non codifica gli aspetti in dettaglio, ma riconduce alle prerogative del titolare di licenza, che in alcuni casi non può assolvere autonomamente in assenza di un intervento dell’autorità preposta e qualificata a valutare il fatto, senza cadere nel concetto di “abuso delle proprie ragioni”. Nel nostro numero precedente, rispondendo al quesito di un lettore sull’accettazione dei bambini in albergo, abbiamo rimandatoal Testo Unico di Pubblica Sicurezza, sottolineando come in molti casi, anche come per quello dell’ubriachezza, il conduttore di un ristorante o di un albergo non sia abilitato ad assumere decisioni in assenza d’interventi di figure preposte dalla legge, e che comunque la non accettazione dei bambini era una prerogativa nefasta di Erode e non di una società civile progredita. Se fossimo in un reality-show, ma non lo siamo, apparirebbe evidente come, nel caso della signora di Bergamo, si potrebbe affermare tutto e il contrario di tutto, dal momento che sarebbe possibile ipotizzare uno scontro generazionale sul piano dei costumi, della cultura, di un male interpretato senso del pudore, di alcuni retaggi culturali e pregiudizi, di comportamenti vittoriani di un perbenismo pruriginoso ormai superato dalla società civile del nostro paese; ma ci domandiamo, e se la signora si fosse rifiutata, il titolare l’avrebbe allontanato in modo coatto? E con quale autorità? E con quali strumenti giuridici? Non ne ha, ma avrebbe dovuto fare ricorso alle autorità preposte. A parte ciò, resta da osservare come un rapporto così delicato non sia stato trattato in modo diverso e in un sito diverso, ammesso che ve ne fosse stato bisogno, registrando l’assenza di una visione di chi ha agito che non ha tenuto in conto sia il dovere di ospitalità, che è sacro, sia i valori evidenziati in premessa, sia i riferimenti alle icone con le Madonne che allattano esposte nelle Chiese, nei Musei, che sono oggetto di bellezza incensurabile, e non perché siano inanimate, ma in quanto, per la storia tramandata da Iside, rappresentano valori etici e diritti naturali da preservare senza assumere la veste di bacchettoni o di chi scarica nel lavoro le proprie frustrazioni e sviluppa esercizio astratto di abuso potere.

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