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ADA Story (Novembre 2007)

È IL 1976 E SERGIO PITTARELLO DIRETTORE DEL PLAZA DI ROMA DIVENTA IL TERZO PRESIDENTE DI ADA

A Nino Ottolini, dopo la frizzante Assemblea Generale di Firenze del 1975, proprio all’Hotel Commodore di Roma, in via Torino, di proprietà del presidente di Ada, nel febbraio del 1976, subentra il padovano Sergio Pittarello, direttore del Grand Hotel Plaza di via del Corso a Roma, e la “nouvelle vague di Ada” vince le elezioni, per questo il Consiglio Direttivo per il nuovo biennio 76/77 risulta essere così composto:Sergio Pittarello, presidente – Renato Rocchi, Aldo Vagnozzi, vice-presidenti –Franco Arabia, Pino Arcuri, Sandro Attanasio, Mario Dalmasso, Francesco Gennari, Ugo Mariotti, Enzo Millosevich, Evaristo Moscetta, Claudio Nobbio, Renzo Salmasi, Mario Tomada, Azzo Zanghieri, consiglieri.
Revisori dei conti: Ernaldo Cigolot, Salvatore Mauro, Salvatore Luraghi; supplenti, Gianni Delfino, Enrico Leone.
Probiviri: Leonetto Filippi, Roberto Cerrai, Tito Volpotti; supplenti Franco Pozzi, Nico de Biasi. Nino Ottolini è nominato presidente onorario e si aggiunge a Ernesto Bob e Bruno Galleani.In effetti, erano stati eletti due altre dirigenti della cosiddetta vecchia guardia, Ferruccio Tacconi e Roberto Groebner, ma si dimisero subito per solidarietà con il gruppo che aveva perso.I dirigenti di media età appena designati rappresentavano il nuovo corso di Ada, anche rispetto al
settore alberghiero che stava mutando i suoi caratteri.

Anche allora c’era la questione della dirigenza e la mancanza di tutela, tant’è che, proprio a margine dell’assemblea, un gruppo di direttori d’albergo, da Mauro a Naclerio, da Arena a Tassi, da Cigolot ad Arabia, da Simonazzi a Balduccini, costituirono l’Asidial, primo e ultimo sindacato dei direttori d’albergo. Presidente designato era Salvatore Mauro ed il raggruppamento era retto da un comitato provvisorio fatto da nove colleghi. Di lì a poco moriva Bruno Galleani, uno dei tre presidenti onorari, tessera numero due e socio fondatore, che era stato il primo commissario governativo dell’istituto alberghiero di Milano nella fase di costituzione
che assunse successivamente la carica di presidente del Consiglio di amministrazione. Galleani, che era nato a Messina nel 1907 e dal 1932 al 1952 aveva diretto il Grand Hotel Campo dei fiori di Varese, passando poi ad Ospedaletti al Royal e nel 1954 al Grand Hotel et de Milan, infine completa la sua carriera al Grand Hotel Vesuvio di Napoli. Per certi versi, Bruno Galleani, la sua lettera del ’71, inviata ai soci, con la quale esprimeva qualche perplessità sul futuro della professione, costituiscono forti segnali di quella “rivoluzione culturale” avviata poi nel ’76 dal nuovo gruppo dirigente.
L’associazione, peraltro, era poco presente sul territorio nazionale, con numeri veramente esigui nel sud dell’Italia. La struttura dello statuto sociale era verticistica, tant’è che i delegati regionali erano di nomina della presidenza; sicché i nuovi dirigenti proposero un cambio radicale, laddove si sarebbero capovolti i termini, arrivanado all’elezione diretta dei rappresentanti regionali. Con 226 “approvo”, pari al 94,1% dei soci, l’Ada cambia pelle. {mospagebreak}

Il nuovo direttivo, dopo aver modificato lo statuto sociale, traccia le linee di programma e avvia la costituzione di un Centro Studi, l’adozione di un proprio organo sociale per l’informazione, nonché il potenziamento di un bollettino mensile che, in tempo reale, informava i soci su alcuni accadimenti. Certo, non c’era internet, e la posta era costosa. Il nuovo presidente di Ada, Sergio Pittarello, è cooptato nell’Omt ( Organizzazione Mondiale del Turismo) e l’Ada raggiunge un significativo e prestigioso traguardo. Con la modifica statutaria, i soci eleggono nelle regioni i propri rappresentanti. Le prime elezioni danno i seguenti risultati:

Piemonte: Ernesto Nagy; Riviera dei Fiori: Maurizio Oldoino; Commissari di Bordo: Fiorello de Farolfi; Campania: Nico de Biasi; Sicilia: Bruno Intravaia; Romagna: Gianni varani; Toscana: Silvio Vezzosi; Abruzzi e Molise: Amilcare Tiberti; Puglie: Arnaldo Tassi; Trentino Alto Adige: Hugo de Biasi; Lombardia: Roberto Cerrai; Liguria: Virginio Cinquetti; Emilia: Fiorenzo Fauli; Umbria: Ferdinando Curti; Basilicata: Vitale Lo Scalzo; Calabria: Enrico Leone; Sardegna: Marco Sorbellini; Lazio: Giulio della Venezia; Friuli Venezia Giulia: Einard Appendino; Veneto: Franco Pozzi.

La sede sociale di Ada, per la prima volta si sposta in un proprio ambito, in via San Nicola da Tolentino, 21, a 300 metri dall’Hotel Bernini Bristol di Roma diretto da Evaristo Moscetta. Direttorialbergo, il periodico, fondato da Franco Arabia, diventa l’organo ufficiale di Ada, nel momento in cui il fondatore lo dona al prezzo simbolico di una lira. Al congresso internazionale di Firenze dell’Omt, subito dopo la sua cooptazione, il nuovo presidente di Ada, Pittarello, interviene con una sua relazione ufficiale che potenzia l’immagine associativa nei confronti del mondo politico e di quello scientifico:

“Signore e signori, nella mia qualità di presidente dell’Associazione Direttori d’albergo ( ADA), prima di inoltrarmi nei molteplici aspetti della formazione professionale, desidero ringraziare il Senatore Achille Corona, presidente di Omt, per aver inserito in questo importante consesso la voce dei direttori d’albergo. Porgo un saluto al presidente della Regione toscana, Lellio Lagorio, al sindaco di firenze, Elio Gabbuggiani, al presidente dell’Azienda Autonoma, Von Berger, alle autorità tutte, agli imprenditori, al mondo della formazione professionale. Negli ultimi dieci anni, forse ancora prima, le componenti politiche, sociali, economiche, sindacali, hanno trasformato rapidamente l’assetto sociale del Paese. Il Turismo, in particolare, ha modificato il suo volto, passando da un carattere d’elite al turismo sociale. L’offerta alberghiera, tranne quei pochi casi di grandi organismi omogenei, si è dilatato in maniera occasionale. Nell’occasionalità l’intero settore ha risentito di una mancanza di programmazione e, ancora oggi, molte cose non sono cambiate. A torto, sicuramente, l’attività turistica è stata sottovalutata e le scelte politiche hanno dato priorità ad un’economia di tipo tradizionale con una serie di problemi connessi al fenomeno stesso. Per certi aspetti è stata svilita la “vocazione naturale del paese” appesantendosi con altre scelte che, oltre a rivelarsi disadattanti, hanno addirittura danneggiato il turismo. Non diciamo niente di nuovo se affermiamo che l’ecologia è a pezzi e l’ambiente è tenuto in scarsa considerazione. Nel settore, la programmazione e il coordinamento, senz’ombra di dubbio sono fatti avveniristici. Vivendo, il turismo, d’improvvisazione, anche la formazione professionale è vissuta, e vive, alla stessa maniera.
Nell’improvvisazione, anche se in ciò è possibile riconoscere aspetti positivi ,come la volontà e la creatività, certamente non ravvisiamo i segni di una necessaria razionalità. Quindi, a fronte di uno sviluppo occasionale dell’offerta alberghiera, non potevano che esserci situazioni occasionali nel campo formativo. Sin qui sono mancati gli elementi di coordinamento tra lo stato, le Regioni, gli Istituti professionali preposti alla formazione e il mondo imprenditoriale, le scuole alberghiere hanno avuto una fioritura, in alcuni casi di chiara natura demagogica. E questo è grave! {mospagebreak}
Ma veniamo all’esame delle strutture di qualificazione e formazione esistenti in Italia. E’ bene che il problema sia suddiviso. Esistono gli istituti professionali di stato, le scuole regionali, quelle facenti capo ad enti identificabili o altri non meglio identificati. Non esistono istituti a livello universitario per la formazione di dirigenti e quadri di settore orientati dallo stato. Esiste, nei fatti, la formazione continua che ogni azienda svolge attraverso le proprie strutture e un proprio modello. Diciamo subito che, stando al panorama generale e senza voler togliere merito a nessuno, questo tipo di formazione è forse la più efficace, soprattutto nell’attuale momento difficile di trasformazione del settore. Forse, una leggera critica può esser mossa al settore imprenditoriale del nostro paese, nel senso che si sono perseguiti obiettivi privi di scambi utili fra azienda e azienda. I diversi modelli formativi e le diverse strutture hanno fatto sì che ognuno abbia seguito una strada sul piano di un’apparente competitività tecnologica e di formazione.
In senso opposto, in altri paesi, come la Svizzera, la Francia, le organizzazioni imprenditoriali hanno fuso le loro forze creando ottimi centri di formazione. Negli stati Uniti, come tutti sappiamo, alcuni sistemi di rivelazione sono stati unificati. Con tali orientamenti il discorso sulla formazione sarebbe stato meno dispersivo, giacché si sarebbero creati modelli uniformi senza confusione, migliorando i sistemi. Ma a parte ciò, come si sono mossi gli altri? Gli Istituti Professionali di Stato, per esempio, non sono tutti dello stesso livello: alcuni sono diretti ottimamente, altri un pò meno. Esistono sedi coordinate che non dovrebbero neanche esistere, data la loro scarsa qualità. I programmi ministeriali, in particolar modo per i corsi sperimentali, sono già superati, frammentari e al di fuori di un’ottica realistica. Noi sosteniamo che è già ora per insegnare la “storia dell’albergo” nei suoi concetti tradizionali da una parte; e dall’altra, l’azienda alberghiera nella sua modernità con le diverse problematiche in divenire. Aree diverse, trattate in modo confacente come le stesse esigono. Stesso discorso per le scuole regionali. Alcune, come in Lombardia, a ottima conduzione, ma altre che andrebbero eliminate.
C’è, fra l’altro, un’assenza di rapporti fra il mondo della scuola e il mondo del lavoro. In questa fase vorremmo dare atto allo Iasmi e al Formez per l’opera meritoria che perseguono nel sud dell’Italia. In altre parole sarebbe auspicabile tracciare programmi coordinati in relazione alle esigenze dell’offerta alberghiera e con larghe intese fra le parti interessate. C’è, inoltre, il problema della formazione dei formatori che non può essere sottovalutato. La nostra associazione, l’Ada, sta perfezionando l’avvio di un Centro Studi e Documentazione per la ricerca continua, per la formazione, in favore dei propri associati, ma non escludiamo l’apertura alle forze esterne, volendo cosi contribuire al miglioramento di noi stessi e quelli di settore.
Grazie.
Sergio Pittarello.{mospagebreak}

Siamo nel 1976, l’Ada affronta problemi come l’ecologia e la salvaguardia dell’ambiente, la crescita di settore con i problemi connessi di formazione pubblica e privata, del suo Centro Studi e Documentazione che di li a poco farà sentire la sua autorevole voce.
Ma l’Ada tiene banco anche sotto altri aspetti, dal momento che sulla scia della costituzione del primo sindacato, il vice-presidente Renato Rocchi, sempre nel 1976, alla XXXI assemblea della Fendac (oggi Manageritalia), solleva il problema dei direttori d’albergo senza la qualifica di dirigente:

“Cari colleghi, sono tra gli ultimi ad intrattenervi e ciò, credetemi, non è casuale. Quale delegato del sindacato romano del settore alberghiero che, a torto, è considerato ultimo nel contesto socioeconomico del nostro paese. Un esempio per tutti, per dimostrare con quale ottusità siamo visti dai nostri uomini di governo. Il Governo Moro, nel presentare il suo programma, non ha ritenuto utile parlare di turismo. Quale rappresentante di questo mondo, cercherò brevemente di tracciare i problemi del direttore d’albergo. La dilatazione assunta dall’industria alberghiera, parallelamente alla complessità del turismo, ha reso questo settore uno dei più vasti, difficili,complessi, impegnativi oltre che delicati anche sotto gli aspetti tecnici, giuridici, educativi, sociali e formativi. Malgrado ciò, è facile constatare come il turismo non goda degli incentivi economici nazionali. Aparte, ci preme evidenziare il fatto che, in Italia, su 42.000 alberghi, di cui 7.000 di lusso e di prima categoria, almeno 3.500 sono diretti dagli stessi proprietari, 1000 con la vigilanza del proprietario sul direttore, 2500 da direttori d’albergo veri e propri, di cui solo 178 sono dirigenti ( ndr – nel 2007 sono 275). E’ ovvio che, prima di affrontare il problema dei quadri nella sua più ampia concezione, come abbondantemente dibattuto dai numerosi oratori che mi hanno preceduto, occorrerebbe approfondire le reali mansioni del direttore d’albergo ai fini della dirigenza. Vi è da dire, infatti, che di recente è stato costituito il primo sindacato dei direttori, l’Asidial, per questo sarebbe opportuno che la Fendac e questi ultimi trovino una comunità d’intenti per valorizzare questa importante figura professionale.
Renato Rocchi.

(continua nel prossimo numero)

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